Vantaggi, diversificazione e rendimento degli ETF

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Vantaggi, diversificazione e rendimento degli ETF: Se non avete idea di cosa siano gli ETF, vi rimando all’articolo precedente, dove abbiamo dato le informazioni di base, e anche qualcosa in più, sull’ETF.

Nell’articolo precedente abbiamo spiegato cosa sono gli ETF, e in cosa consistono i loro principi di funzionamento.

In questo articolo entreremo un pò più nel dettaglio.

Nell’articolo precedente ci siamo lasciati, parlando di un esempio di un etf, quello sullo S&P500.

Abbiamo analizzato i principali parametri da prendere in considerazione .

le principali differenze che possono esserci come:

  • l’accumulazione
  • la distribuzione di dividendi
  • il tipo di copertura (se è una replica totale quindi il fondo ha le stesse azioni dell’indice a cui fa riferimento)

oppure se tenta di replicarlo attraverso delle swap options o comunque degli strumenti derivati.

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Quali sono i vantaggi degli etf?

Il primo vantaggio che secondo noi vale la pena di menzionare e la diversificazione.

Questa è una parola che si sente pronunciare spessissimo per quanto riguarda gli investimenti e ora vedremo cosa si intende per diversificazione.

In particolare possiamo intendere due aspetti:

Il primo è di business.

Prenderemo nuovamente l’esempio dell’S&P500 perché è quello più conosciuto è anche il più semplice da spiegare.

All’interno dello S&P500 ci sono le 500 aziende americane a più alta capitalizzazione.

La capitalizzazione è il valore di un’azienda in borsa.

L’S&P500 quindi, prende le 500 aziende che in america valgono di più sul mercato azionario.

Capite bene che prendendo una quota di questo indice, acquisteremo un piccolo “pezzetto” di un business veramente ampio, anzi, una moltitudine enorme di business, perché ci sono dentro:

  • aziende farmaceutiche
  • aziende automobilistiche
  • aziende tecnologiche

è un mix di tutta l’economia americana in sostanza.

Sarà sicuramente “più difficile” che tutte e 500 le aziende perdano lo stesso giorno piuttosto che una singola.

Perché se noi investissimo i nostri soldi in un’unica azienda e questa andasse in perdita, tutto il mio investimento andrebbe male.

Mentre invece l’S&P500 è diversificato per quanto riguarda i vari settori di business.

O siete molto bravi a scegliere le aziende giuste (in quel caso allora potreste avere rendimenti migliori investendo su singole aziende) o…

Se non siete particolarmente esperti, o comunque non vi sentite così sicuri quando valutate un’azienda, prendendo l’indice americano avrete più probabilità di vedere il vostro investimento aumentare di valore.

Lo stesso Warren Buffett ha più volte ripetuto che dopo la sua morte consiglia a tutta la sua famiglia di mettere tutta la sua eredità sull’S&P500.

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Per Warren Buffet, questo è il modo più sicuro e profittevole per investire i soldi di chi non ha così tanta esperienza nel scegliere le singole aziende.

Il secondo tipo di diversificazione che secondo noi è molto importante è quella temporale.

l’S&P500 ha un meccanismo molto interessante, ovvero, l’ultima azienda tra le prime 500 che vale di meno, che dovrebbe trovarsi al 500° posto, se peggiora, uscirà fuori.

L’azienda che sarebbe al 501° posto per quanto riguarda la capitalizzazione, prenderà il posto dell’ultima.

In questo modo l’S&P500 avrà sempre al suo interno le 500 aziende che valgono di più.

In sostanza realizzerà uno “screening” in automatico dei business migliori.

Quando un business decade è non è più tra i migliori, verrà buttato fuori dall’indice, e un nuovo entrante, una nuova azienda che sta facendo bene prenderà il posto vacante.

Questa è la tipologia di diversificazione temporale.

Esempio pratico: le dieci più grandi aziende americane attuali, Apple Amazon, Facebook, sicuramente non erano le più grandi dieci o vent’anni fa, perchè non le conosceva nessuno.

Un investitore di 20 anni fa avrebbe detto che le più grandi erano General Motors, la General Electric.

Avrebbe pensato per quanto riguarda la tecnologia del momento, che quelle sarebbero state anche in futuro le aziende più grandi.

Invece la “web revolution” ha, di fatto stravolto il mercato, e queste aziende hanno visto perdere il loro primato a favore di aziende come Facebook Google, Apple e altre aziende hi-Tech.

Oggi le aziende tecnologiche occupano i primi posti nell’S&P500 quindi hanno acquisito il “peso” maggiore, mentre venti anni fa erano la General Motors, la General Electric l’IBM, le aziende che occupavano i primi posti dell’indice.

Questo ci dà una “lezione” molto importante: quelle che noi riteniamo essere le aziende più grandi adesso, non è per niente scontato che lo siano anche tra dieci o vent’anni.

Se decideremo di investire tutti i nostri soldi su poche o una sola azienda, non saremo protetti sull’investimento.

Per quanto ci sembra promettente una determinata azienda, non potremo assolutamente avere la certezza che quella azienda sarà la migliore anche in futuro.

Mentre con l’S&P500 (questo esempio potremmo farlo anche per le 50 aziende più grandi d’europa o le migliori d’italia o anche quelle dell’aget) potremo essere sicuri di avere SEMPRE le 500 aziende migliori del momento.

Questa operazione verrà realizzata in automatico dall’etf, perché verrà svolta in automatico dall’S&P500.

Ricordatevi che l’etf “replica” l’S&P500, quindi, quando l’S&P500 “scaricherà” un’azienda, il nostro etf che lo sta replicando, farà le medesime attività.

Ovvero, venderà tutte le azioni di quell’azienda, e comprerà le azioni dell’azienda che è entrata.

La seconda caratteristica molto interessante sono i costi dei nostri etf.

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Anche in questo caso in questo articolo entreremo più nello specifico su cosa intendiamo per costi.

Possiamo suddividere i costi in due tipologie:

  • I costi di gestione
  • I costi di commissioni

Vantaggi, diversificazione e rendimento degli ETF: Partiamo dai costi di gestione.

In questo caso ci riferiremo ad un confronto con altri fondi che si chiamano “Gestione Attiva” che spesso vengono vendute dalle banche.

Nella situazione in cui andremo in banca e per acquistare un loro fondo di investimento, questi sarà gestito attivamente, ovvero ci sarà una persona preposta a gestire quel fondo.

Sarà lui a decidere su che aziende “scommettere”, dove spostare i soldi e quali aziende vendere.

Deciderà lui a sua discrezione, secondo ricerche di mercato, secondo consigli da altri Portfolio Manager, sarà lui che avrà libero arbitrio sulle operazioni da fare.

Ciò ovviamente avrà un costo, perché bisognerà pagare questa persona.

Bisognerà pagare il suo staff e tutto ciò andrà ad incidere sulle prestazioni del fondo.

Infatti generalmente i fondi a Gestione Attiva hanno dei costi annuali di circa il 2-3% e questo avrà un impatto sui vostri rendimenti,

Ipotizzate che le vostre azioni quest’anno abbiano guadagnato il 10%.

Voi però, vedrete solo un aumento del 7% perché il 3% andrà al gestore del fondo.

Gli etf invece essendo una replica passiva (ovvero il fondo fa esattamente quello che fa l’indice sottostante senza decidere niente) non hanno una persona fisica che lo gestisce.

Non ha bisogno di ricerche di mercato, e avrà costi molto più bassi.

Non ci saranno tutti questi stipendi da pagare, infatti i costi annuali di gestione di un etf spesso arrivano anche allo 0,07 per cento cioè 7 euro ogni 10 mila euro.

Capite che c’è una bella differenza per quanto riguarda i rendimenti su un lungo lasso di tempo.

Quindi, quando parliamo di costi gestione è sempre un confronto da tenere in considerazione, rispetto ai fondi a gestione attiva.

Per quanto riguarda le commissioni invece, il confronto verà realizzato rispetto a comprare singole azioni.

Se volete investire personalmete sugli etf, senza intermediari, una soluzione potrebbe essere directa, che applica delle commissioni molto basse sull’acquisto degli etf .

Se invece volete acquistare azioni fuori dall’italia, i costi di commissione sono molto più alti, cioè per comprare un azione devo pagare l’intermediario che mi segue l’operazione.

Quindi risulterà più economico comprare gli etf.

ETF Vantaggi | Diversificazione |rendimento – L’ultimo aspetto, che spesso il tasto più dolente, sono le performance migliori nel tempo.

Su un arco di dieci o vent’anni il 95% di chi investe attivamente, ovvero che decide di sua volontà cosa comprare, quando e come, ottiene dei rendimenti peggiori dell’indice americano.

E’ una statistica perché per quanto riguarda i fondi attivi ci sono le commissioni e i costi di gestione che impattano molto sul guadagno.

Se quest’anno l’S&P500 fa il 10%, un gestore attivo dovrebbe fare almeno il 13% per ottenere lo stesso rendimento perché al 3% sono le sue commissioni.

nell’arco di vent’anni dovrebbe battere del 3% l’indice di riferimento ogni anno

e fare 13% all’anno non è così semplice.

Anche nel caso di investitori che decidono di non comprare fondi di investimento, ma di investire in autonomia i propri risparmi, la statistica vale comunque.

Può essere che nel breve periodo riusciranno a battere l’indice (esempio lampante: se voi avreste comprato Amazon cinque anni fa avreste strabattuto l’S&P500 ma di tanto).

Il problema è che, se noi prendiamo un lasso temporale di 20 anni, sarà difficile che Amazon continui a crescere con quei tassi, anzi, sarà praticamente impossibile.

E voi dovreste trovare la futura amazon cosa non per niente banale…

Qualcuno ci riesce… infatti la statistica parla del 95%, però è difficile trovarsi in quel 5%.

Ci sono investitori come Warren Buffett, come Ray Delio, che riescono a battere l’S&P500, ma sono comunque casi rari, è una statistica.

Voi potreste essere bravissimi e battere ogni anno il rendimento dell’inizio americano però statisticamente il 95% di chi ci prova su un arco di vent’anni fallisce.

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